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editoriale

La pace è il problema
che dobbiamo risolvere

Lo scrittore svizzero Friedrich Durrenmatt sosteneva che la pace minaccia di diventare più pericolosa della guerra.
La pace e non la guerra è procreatrice di ogni cosa. La guerra infatti scaturisce da una pace a cui non si è saputo far fronte.

In tempo di pace, le nostre strade sono campi di battaglia, la nostra atmosfera è in balia dei gas tossici, i nostri oceani delle chiazze di petrolio, i nostri campi sono contaminati da pesticidi, il terzo mondo depredato ancor peggio di quanto non lo fu un tempo l’Oriente per mano dei crociati.

In tempo di pace, la politica è passata dall’ideologia all’economia e le sue domande sono ormai solo di ordine economico: dove può intervenire lo stato, dove non può? dove può sovvenzionare e dove non può? cosa tassare e cosa no? Gli stipendi e il tempo libero vengono definiti da trattative.

In tempo di pace i partiti politici di massa si sono irrigiditi, sono ormai privi di idee, agiscono politicamente solo in funzione di uno scopo, vengono controllati dal potere finanziario, esonerano il cittadino da qualsiasi responsabilità concreta e personale.

In tempi di pace, questa onnipresente imposizione del consumo, della produzione, della pubblicità, del commercio, della cultura consumistica non può considerarsi una prospettiva per l’Uomo, ostacolano e non favoriscono l’affermazione dei suoi diritti esistenziali: il pane quotidiano per tutti, l’uguaglianza davanti alla legge, la libertà di opinione, la libertà di riunione, la trasparenza, l’eliminazione della tortura, ecc.

In tempi di pace si spendono miliardi per la corsa agli armamenti e si aspetta la prima mossa sbagliata per reagire.

Tornando al titolo allora, vi sembra così paradossale che sia la pace il problema e non la guerra?


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