Contro il TERRICIDIO c’è la VITA.

L’ 11 febbraio 2020 si è concluso nella cittadina di Esquel, nel cuore del Chubut in Argentina, il primo Campamento Climatico organizzato dalle Mujeres indigenas por el Buen Vivir.
Tamburi e corni, gli strumenti che dettano i tempi della spiritualità mapuche, bandiere colorate e tanti slogan contro il patriarcato, le discriminazioni nei confronti dei pueblos originales d’America, e soprattutto, contro le mina.
In sintesi contro quello che i Mapuche chiamano TERRICIDIO, vale a dire l’omicidio non solo degli ecosistemi tangibili e dei popoli che lo abitano, ma anche l’assassinio di tutte le forze che regolano la vita sulla terra.
Di cosa si tratta? Dello sfruttamento minerario che, a queste latitudini del mondo, sono un vero e proprio paradigma dell’ultimo assalto del capitalismo alla terra (ma anche alla mente e all’anima degli uomini e delle donne che la abitano).
Tratto da
Il sale della terra (film 2014) di Sebastião Salgado
Non finisce qui.
Avvelenamento delle acque, devastazione dell’ambiente, espropriazione delle terre ancestrali alle comunità indigene, dirottamento delle ricchezze del Paese verso i mercati finanziari internazionali, in cambio di pochi posti di lavoro a tempo determinato e sfruttati e di un inquinamento della democrazia che attraversa tutti i partiti.
In quanto a espropriazione delle terre ancestrali alle comunità indigene, un esempio su tutti, l’Argentina.
L’Argentina ha 266.711.077 ettari di terreno rurale con possibilità di sfruttamento agricolo, zootecnico, viticolo o minerario. Nove volte l’area dell’Italia.
In particolare la Patagonia, corrispondente a quasi un terzo del territorio nazionale e abitata da appena il 5% della popolazione argentina (dato del 2018), contiene le principali ricchezze del Paese: energia idroelettrica, l’80% del petrolio e del gas ed infine una delle maggiori riserve d’acqua dolce del pianeta.
Il 5,57% di questo territorio rurale è oggi nelle mani di stranieri. Si tratta di 12.520.826 ettari acquistati da aziende in mano ad imprenditori stranieri.
Tra gli altri, i Benetton.
Il Gruppo Benetton ha 902 mila ettari nell’immensità dell’arida steppa di Chubut. Nel 1991, la holding italiana acquistò la COMPAÑIA DE TIERRAS SUD ARGENTINO (CTSA) e le sue terre dal consorzio inglese che si stabilì in Patagonia alla fine del XIX secolo.

Il ranch di Leleke, di proprietà della CTSA ai piedi delle Ande di Chubut, occupa circa 356.000 ettari ed è il luogo in cui la protesta dei Mapuche divenne più virulenta.
Di quale nazionalità sono i maggiori proprietari terrieri in Argentina?
A seguire la classifica delle nazionalità dei privati con il maggior numero di ettari di terreno rurale acquistati.
Altri proprietari terrieri argentini, invece, sono sconosciuti. I loro nomi sono nascosti dietro le società offshore , le società cartarie che spesso danno il vantaggio dell’anonimato ai loro veri proprietari.
Nel paese, quasi due milioni di ettari sono nelle mani di imprese con sede in paradisi fiscali.