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editoriale

Poligoni militari ad uso civile (industriale)

17 Aprile, 2026

Prot. 1920

Risposta da Difesa Servizi S.p.A. a istanza di accesso civico generalizzato

AVVIO APPROFONDIMENTI ISTRUTTORI

Risposta da parte di Difesa Servizi S.p.A. di avvio degli approfondimenti istruttori per la verifica della sussistenza dei presupposti normativi per l’accesso richiesto

02 Dicembre, 2025
04 Novembre, 2025

Inoltro istanza di accesso civico generalizzato a Difesa Servizi S.p.A.

Risposta del Ministero della Difesa

19 Settembre, 2025
21 Agosto, 2025

Inoltro istanza di accesso civico generalizzato al Ministero della Difesa

A seguito della nostra istanza di accesso civico generalizzato, datata 21/08/2025, al fine di conoscere se e come i poligoni militari vengano utilizzati anche per usi civili “industriali”, in data 19/09/2025 il Ministero della Difesa ci comunica che:

  1. In relazione alla istanza di accesso civico in oggetto si comunica che lo scrivente non
    dispone di documentazione afferente a contratti di affitto, concessioni d’uso o altri atti
    autorizzativi relativi all’uso del Poligono Sperimentale di Salto di Quirra da parte del
    Centro Sviluppo Materiali o di altra azienda finalizzato alla sperimentazione e
    collaudo di tubi ad alta pressione.
  1. A titolo informativo si rappresenta che la S.V. potrà presentare analoga istanza a
    Difesa Servizi S.p.A. in conoscenza che, in forza di apposta convenzione stipulata con
    lo Stato Maggiore della Difesa e con la Direzione Generale dei Lavori, ha la
    concessione in uso di un’aliquota del sedime del PISQ
    .

A questo punto il 04/11/2026 mandiamo una pec a Difesa Servizi S.p.A. in cui chiediamo richiedere visione della documentazione afferente a contratti di affitto, concessioni d’uso o altri atti autorizzativi relativi all’uso del Poligono Sperimentale di Salto di Quirra e dell’area del Poligono di Torre Veneri (LE) da parte del Centro Sviluppo Materiali S.p.A. o di altra azienda finalizzato alla sperimentazione e collaudo di tubi ad alta pressione o ad altra attività affine che comporti esplosioni.

In data 02/12/2025 Difesa Servizi S.p.A. ci risponde che:

Con riferimento alla Sua istanza di accesso civico generalizzato presentata ai sensi dell’art. 5, comma 2, del d.lgs. 33/2013, si comunica quanto segue.
Ai fini della corretta gestione del procedimento, questa Amministrazione sta provvedendo a svolgere gli approfondimenti istruttori necessari per verificare:

·   la sussistenza dei presupposti normativi per l’accesso richiesto;

·   l’eventuale presenza di limiti e controinteressati ai sensi degli artt. 5-bis e 5, co. 5, d.lgs. 33/2013;

·   la coerenza dell’ostensione con il quadro regolamentare interno e con i principi di tutela di dati e interessi giuridicamente rilevanti.

Tali attività istruttorie risultano indispensabili per assicurare una valutazione completa e conforme alla normativa vigente.
Pertanto, ai sensi dell’art. 5, comma 6, del d.lgs. 33/2013, il termine di 30 giorni per la conclusione del procedimento è sospeso per il periodo strettamente necessario all’acquisizione delle valutazioni e delle informazioni integrative occorrenti.
Sarà nostra cura fornirLe un riscontro definitivo non appena completate le verifiche, e comunque nel rispetto dei termini previsti dalla legge.
Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti.

Infine, con risposta protocollata al nr. 1920 del 17/04/2026, riceviamo le informazioni richieste di seguito descritte.

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beenhere

Freedom of Information Act

Abbiamo inoltrato al Ministero della Difesa, in data 21/08/2025, una istanza di accesso civico generalizzato in cui abbiamo chiesto che ci venisse fornito l’accesso / rilascio dei Contratti di affitto, concessioni d’uso o altri atti autorizzativi relativi all’utilizzo del Poligono militare di Torre Veneri (Lecce) da parte del CENTRO SVILUPPO MATERIALI S.p.A. o di altra azienda finalizzato alla sperimentazione e al collaudo di tubi ad alta pressione.

Perché?

07 Marzo, 2025

PROPOSTA DI LEGGE ORDINARIA
n. 1887

Assegnata alla IV Commissione Difesa in sede Referente

PROPOSTA DI LEGGE ORDINARIA
n. 1887

Presentata a firma delle deputate
PAOLA MARIA CHIESA (FdI)
e
MONICA CIABURRO (FdI)

21 Maggio, 2024

***AGGIORNAMENTO del 14/09/2025***

In Commissione Difesa alla Camera è partito l’iter del Disegno di Legge 1887 in cui si chiede che le competenze in materia di difesa e sicurezza nazionale siano attribuite in via esclusiva allo Stato, obbligando le Regioni a chiedere autorizzazioni anche per l’applicazione di normative ambientali nei territori occupati da installazioni militari. Si chiede inoltre che i siti militari e le aree addestrative permanenti siano assimilati ai siti industriali dismessi.

Cosa comporterebbe se entrasse in vigore?

Dal momento che le aree militari non possono essere comprese in zone sottoposte, su iniziativa delle regioni, a vincoli ambientali e paesaggistici senza il previo consenso dello Stato maggiore della difesa, è enorme il rischio che per cause di forza maggiore di natura militare in funzione di obiettivi strategici di difesa, territori estesi possano essere sottratti a tutele ambientali di conservazione di flora e fauna o di tutela della salute pubblica.

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Inoltre, assimilare le aree addestrative a siti industriali dismessi significa elevare, per legge, i limiti consentiti degli agenti inquinanti di terra, aria e acqua, mettendo a repentaglio non solo la salute pubblica del personale militare e civile operante nelle suddette aree, ma anche gli insediamenti civili prospicienti le aree militari (propagazione aerea e infiltrazioni nelle falde acquifere delle nanoparticelle depositatesi nel terreno).

Iscrivetevi alla nostra mailing list e sarete avvisati sui passaggi successivi dell’iter della proposta di legge n. 1887.


Iscrivetevi alla nostra mailing list e sarete avvisati alla pubblicazione della documentazione richiesta al Ministero della Difesa.


E’ ben noto il tema dell’inquinamento da polveri sottili provocate dalle esplosioni delle munizioni in un poligono militare in cui l’attività di addestramento, se non addirittura di sperimentazione di nuovi armamenti e munizioni, è più o meno intensiva nel corso dell’anno.
Tralasciando quanto si deposita sui fondali marini antistanti al terreno di addestramento, è senz’altro un dato oggettivo il deposito delle polveri sottili di metalli pesanti generate dalle esplosioni.

Fatto l’obbligo di bonifica, sia del terreno che del mare, di quanto residua dalle esplosioni, in capo al Ministero della Difesa che ha la competenza esclusiva sulla gestione delle aree militari e addestrative, molte associazioni si pongono il problema della diffusione in aria delle particelle depositate a terra.

Si è spesso erroneamente limitata la preoccupazione alla bonifica e molto meno pressante è stata l’attenzione alla possibilità che tali particelle di metalli pesanti (se non addirittura di uranio impoverito) potessero diffondersi in aria fino a raggiungere i centri urbani o comunque gli insediamenti civili prospicienti il poligono militare.

L’alibi è sempre stata la convinzione che le particelle depositate a terra potessero costituire un pericolo solo a causa del loro assorbimento nel terreno ospitante e, nei casi peggiori, una loro infiltrazione delle falde acquifere tramite l’acqua piovana.

Tuttavia, per effetto del vento, in particolare in aree soggette a intensi e prolungati fenomeni ventosi, tali particelle potrebbero propagarsi anche nell’aria.

Noi di Fortapasc, nel corso della lettura delle carte processuali relative al tristemente noto poligono sperimentale e di addestramento interforze di Salto di Quirra, abbiamo scoperto che i poligoni militari, attraverso dei disciplinari d’uso sottoscritti in accordo con le Regioni di appartenenza, possono essere periodicamente destinati ad usi civili, come per esempio la sperimentazione e il collaudo di tubi ad alta pressione.

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Come emerge dalle carte della Procura di Lanusei che ha indagato sul poligono di Salto di Quirra per disastro ambientale e altre ipotesi di reato, focalizzando l’attenzione sulla possibile contaminazione da metalli pesanti e sostanze tossiche e sulle relative conseguenze per la salute di militari e civili, l’area veniva utilizzata anche dal CENTRO SVILUPPO MATERIALI S.p.A., integrato in RINA S.p.A. dal 2013, per il collaudo di nuovi materiali attraverso forti esplosioni.

A seguito di tali esplosioni è molto probabile che le particelle inquinanti, contenute nel terreno sollevato e ivi depositatesi a seguito delle attività di addestramento militare, potessero essersi diffuse per via aerea fino a diversi chilometri di distanza, anche per effetto dei fenomeni ventosi qualora presenti e persistenti.

Ci siamo dunque chiesti se anche il poligono di Torre Veneri a Lecce, oggetto di furiose dispute a suon di esposti alla Procura da parte di associazioni ambientaliste preoccupate della tutela del SIC su cui il poligono parzialmente ricade, fosse stato e fosse tuttora utilizzato per attività di collaudo di nuovi materiali da parte del CENTRO SVILUPPO MATERIALI S.p.A. (di seguito CSM) o aziende che si occupano di attività similari (ricerca, innovazione, produzione e collaudo nuovi materiali).

Abbiamo pertanto inoltrato al Ministero della Difesa, in data 21/08/2025, una istanza di accesso civico generalizzato (previsto dalla Freedom of Information Act) in cui abbiamo chiesto che ci venisse fornito l’accesso / rilascio dei Contratti di affitto, concessioni d’uso o altri atti autorizzativi relativi all’utilizzo del Poligono militare di Torre Veneri (Lecce) da parte del CSM o di altra azienda finalizzato alla sperimentazione e al collaudo di tubi ad alta pressione.

Condivideremo in questa stessa pagina la documentazione che ci verrà trasmessa per via telematica in caso di accoglimento parziale o totale della nostra istanza.

Iscrivetevi alla nostra mailing list e sarete avvisati alla pubblicazione della documentazione richiesta al Ministero della Difesa.


Intanto se volete “entrare” nell’inchiesta che stiamo conducendo sul Poligono di Torre Veneri, di seguito una breve anteprima video:


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