Leggi il nostro
Clicca qui
editoriale

V per Victory … e per Vendetta

Nel paese di Winston Churchill, Julian Assange può assaporare il sapore della “Victory”.

Dopo 5 anni di detenzione in un carcere di massima sicurezza, il fondatore di WikiLeaks accetta un patteggiamento con il governo degli Stati Uniti e può tornare libero in Australia.

E’ una vittoria della libertà di stampa? E’ una “vendetta” del sacro fuoco della Verità?

Entrambe.

E’ stata una battaglia ideologica, un braccio di ferro tra “valori”; ma è stata la battaglia fatta di “sangue, fatica, lacrime e sudore” di un uomo, di un solo uomo.

Assange ha dimostrato come per difendere una idea, una iniziativa ritenuta valida, un principio, bisogna mettersi in gioco e in prima persona.

Pochissimi uomini e donne hanno avuto questo coraggio: ma, anche nel nostro piccolo, moltissimi di noi temono di perdere delle briciole e non prendono posizione né iniziative atte a tutelare un “bene” pubblico, anche quando in gioco c’è la loro stessa libertà.

Assange è stata l’incarnazione moderna dello spirito di Giuseppe Fava, quando nel 1981 su Il Giornale del Sud, affermava che

Io ho un concetto etico del giornali­smo. Ritengo infatti che in una società demo­cratica e libera quale do­vrebbe essere quella italiana, il giornali­smo rappresenti la forza essenziale della società. Un gior­nalismo fatto di verità impedi­sce molte corruzioni, frena la vio­lenza e la crimina­lità, accelera le opere pubbliche indispen­sabili. pretende il fun­zionamento dei ser­vizi sociali. Tiene con­tinuamente al­lerta le forze dell’ordine, sollecita la co­stante at­tenzione della giu­stizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane. Persone uccise in sparatorie che si sarebbero po­tute evitare se la pubblica verità avesse ri­cacciato indietro i criminali: ragazzi stroncati da overdose di droga che non sa­rebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l’infame mercato, ammalati che non sa­rebbero pe­riti se la pubblica verità aves­se reso più tempestivo il loro ricovero. Un giornalista incapace – per vigliac­cheria o calcolo – della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffa­zioni, le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento!


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *