Come in altre piazze d’Italia, anche a Lecce, venerdì 3 luglio, si è tenuto un presidio per rompere il silenzio sul genocidio in Palestina.
“Mille giorni di Genocidio a Gaza” è il titolo dell’iniziativa che, venerdì 3 luglio, ha attraversato diverse piazze in tutta la penisola.
A chiamarla, la rete nata a seguito dell’incontro con Francesca Albanese il 19 giugno scorso, Palestina Anima Mundi, di cui “l’appuntamento diffuso” di ieri ha rappresentato la prima uscita pubblica.
“I mille giorni e notti dall’inizio del genocidio a Gaza” è stata dunque l’occasione per presentarsi come realtà e rilanciare la mobilitazione a sostegno del popolo palestinese il cui grido di dolore e richiesta che questo genocidio cessi è stato rilanciato dalle diverse piazze in modalità diverse ma con la stessa imperativa esigenza: “Fermatevi!”.
I presidi
Tra gli altri: Milano, Brescia, Bormio, Sondrio, Vicenza, Novate, Casale Monferrato e Acqui Terme, Portogruaro, Messina, Rovereto, Pesaro, Bassano del Grappa, Montecchio Maggiore e Valdagno, Roma, Cagliari, Sassari, Pesaro, Lecce, Messina, Bolzano, Livorno, Modena, Rovigo, Catanzaro.


Lecce, 3 luglio – Il presidio svoltosi nel cuore della città ha voluto richiamare ancora una volta l’attenzione della cittadinanza sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania ribadendo a gran voce la necessità di non assuefarsi alla sofferenza di un popolo che continua a pagare un prezzo insostenibile.
Secondo quanto riportato, sette minori palestinesi a Gaza e in Cisgiordania sono stati uccisi dalle forze israeliane nella settimana successiva alla pubblicazione del rapporto della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite che ha concluso che le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi. Una media di uno al giorno.
L’iniziativa ha voluto riunire cittadini, associazioni e attivisti accomunati dalla volontà di riportare al centro del dibattito pubblico una tragedia che, con il passare dei mesi, rischia di essere percepita come un susseguirsi di immagini lontane, destinate a scorrere rapidamente sugli schermi dei nostri telefoni e dei telegiornali.
Ciò che ogni giorno vediamo attraverso fotografie e video non è un film, non è una serie televisiva, non è una sceneggiatura costruita per suscitare emozioni.
È la realtà. La cruda realtà.
Dietro ogni immagine ci sono bambini uccisi, famiglie distrutte, ospedali bombardati, interi quartieri cancellati, persone costrette alla fame, alla sete e alla fuga.
Il presidio ha voluto denunciare anche il modo in cui il flusso incessante delle notizie rischia di trasformare il dolore in spettacolo. L’esposizione continua alle immagini della guerra può generare assuefazione, facendo apparire normale ciò che normale non è e non potrà mai essere. Quando la tragedia diventa contenuto da “consumare”, il rischio è che si perda la capacità di indignarsi.
Per questo i partecipanti hanno scelto di occupare lo spazio pubblico, rompendo il silenzio con bandiere palestinesi, cartelli e un presidio “fisico” e non virtuale che ha ricordato le migliaia di vittime civili e chiesto la fine del genocidio, il rispetto del diritto internazionale e l’immediata cessazione delle ostilità.
Il presidio non è stato soltanto un momento di denuncia, ma anche un invito alla responsabilità collettiva.
Essere presenti ha significato affermare che non si può restare spettatori mentre un popolo viene annientato. Ha significato ribadire che l’informazione deve servire a comprendere e ad agire, non a trasformare la sofferenza in un’abitudine.
“Gaza non è Hollywood” è, in fondo, un appello semplice e radicale: rifiutare l’indifferenza. Perché a Gaza non ci sono attori. Non ci sono effetti speciali. Non ci sarà nessun lieto fine scritto da uno sceneggiatore.
Ci sono esseri umani. E la loro storia riguarda tutti noi.
Galleria evento
Un saluto a tutta la piazza. Sono Simi, un ragazzo di 19 anni che non riesce neanche lontanamente ad accettare come nel mondo in cui vive i diritti umani siano ancora un privilegio e non la normalità.
Oggi avrei voluto stringere le vostre mani e manifestare insieme a voi, ma per impegni di lavoro non posso.
Affido questo testo a chi lo legge e a tutti voi, affinché continuiamo a tenere i riflettori accesi sulla tragedia di Gaza. Grazie per essere lì e per dare voce anche a chi non può più permettersi di urlare come noi.
