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editoriale

Una “fifa” mondiale

Secondo l’ultima inchiesta del Guardian del 2021, sarebbero almeno 6.500 i lavoratori provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka morti per permettere il calcio d’inizio dei Mondiali in Qatar.

Amnesty International, Human Rights Watch e FairSquare hanno chiesto all FIFA lo stanziamento di almeno 440 milioni di dollari per indennizzare le centinaia di migliaia di lavoratori migranti che hanno subito violazioni dei diritti umani in Qatar durante i preparativi per la Coppa del Mondo 2022 (si pensi solo al sistema Kafala che nonostante le promesse del Qatar di abolirlo, è rimasto attivo durante i lavori per il mondiale).

Si tratta abusi commessi dal 2010, quando la FIFA ha assegnato i diritti per l’organizzazione del torneo al Qatar senza chiedere alcun miglioramento delle tutele in materia di lavoro.

Tali violazioni dei diritti umani, di cui la FIFA era al corrente sin dall’assegnazione della organizzazione dei mondiali decisa a favore del Qatar, hanno causato morti e invalidità dei lavoratori migranti impiegati nella costruzione degli stadi; né il Qatar né la FIFA hanno riconosciuto tali lavoratori come vittime delle condizioni disumane di lavoro attribuendo le morti a cause naturali.

Il triste bilancio delle morti in Qatar è rivelato nei lunghi fogli di calcolo di dati ufficiali che elencano le cause di morte, come lesioni multiple contundenti dovute a cadute dall’alto e asfissia da impiccagione. In alcuni casi le cause di morte sono state impossibili da determinare per via della decomposizione del corpo. Ma tra tutte le cause, la più comune è di gran lunga la “morte naturale”, spesso attribuita a insufficienza cardiaca o respiratoria acuta.

Da Internazionale.it

In una lettera aperta sottoscritta da una coalizione di organizzazioni per i diritti umani e da sindacati e da gruppi di tifosi, Amnesty International ha chiesto a Gianni Infantino, presidente della Federazione internazionale delle associazioni calcistiche (Fifa), di lavorare insieme alle autorità del Qatar per la definizione di un programma di risarcimenti tramite la destinazione di almeno 440 milioni di dollari a un fondo per risarcire i lavoratori migranti e prevenire ulteriori violazioni dei loro diritti (campagna #PayUpFIFA).

La somma di 440 milioni di dollari equivale a quella versata dalla Fifa per l’organizzazione dei mondiali di calcio del 2022 in Qatar.

E le Federazioni nazionali delle associazioni calcistiche hanno preso posizione in tal senso?

Le federazioni calcistiche di Belgio, Germania, Danimarca, Inghilterra, Norvegia e Paesi Bassi hanno espresso sostegno per il principio del risarcimento. Ma nessuna di loro, né tanto meno le altre, ha fatto una dichiarazione ufficiale per chiedere alla Fifa di avviare il programma di risarcimenti.

Nessuna federazione, ad eccezione di quella norvegese la cui nazionale non si è qualificata, ha protestato per queste violazione dei diritti umani in Qatar arrivando addirittura a paventare l’ipotesi di un boicottaggio. Anche Philipp Lahm, ex capitano della Nazionale tedesca, non farà parte della delegazione diretta in Qatar per i Mondiali come forma di protesta contro tali violazioni.

E i “nostri”? Beh, nulla di nuovo.

Né gli esponenti della FIGC né il commissario tecnico (e calciatori al seguito) hanno espresso perplessità (figurarsi una critica) su quanto è successo (e sta succedendo) in Qatar. Per fortuna la nostra nazionale non si è qualificata così evitiamo (anche se involontariamente) di diventare complici di questi abusi.

Dopotutto l’italiano “medio” è noto per non prendere posizione. Mancini e i suoi (con federazione al seguito) rientrano di diritto in questa categoria, anzi forse sono anche al di sotto della media.

In ogni caso non sono stati gli unici, anzi.

Una manifestazione vergognosa di “fifa” mondiale.

Ad maiora.


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