Che Cuba è questa di oggi?
E’ una Cuba che resiste, come sempre.

Il ritorno del machete, Cuba prova a vivere a energia zero. L’embargo petrolifero ferma le macchine per tagliare la canna, ora la «zafra» si fa a mano.
Da Il Manifesto del 15 febbraio 2026
Resiste alla prepotenza del colonialismo a stelle e strisce che non è più nemmeno l’imperialismo degli anni sessanta e settanta, è ora un dichiarato e prepotente tentativo di esportazione “democratica” del fascismo.
Nel Novecento il fascismo nero e rosso si pensava come modello universale alternativo al liberalismo e al socialismo.
La sua esportazione era esplicita, militare, imperiale. Oggi, invece, non esistono quasi mai dichiarazioni ideologiche di questo tipo.
Ma esistono dinamiche che possono essere lette come forme aggiornate di imposizione verticale di modelli politici, culturali ed economici.
Embargo, investimenti strategici, controllo del debito, sorveglianza digitale, narrazioni identitarie, modelli sociali dominanti, cooperazione tra governi illiberali, scambio di tecniche di controllo e gestione del dissenso, normalizzazione della concentrazione del potere sono stati e sono tuttora gli ingredienti di un tentativo moderno di omologazione culturale, sociale ed economica a tutela degli interessi di oligarchie economiche ormai istituzionalizzate che eleggono presidenti, deputati, sindaci, governatori, direttori generali di enti sovranazionali.
Questo però non basta ancora, occorre intervenire con la forza per intimorire, perché a nessuno venga in mente di opporsi alla normalizzazione funzionale al potere costituito.
E allora è lecito sparare sulle navi del soccorso in mare, è lecito invadere un altro Stato per impossessarsi delle sue ricchezze, è lecito imporre un embargo immotivato per costringere uno Stato a cedere la propria sovranità, è lecito complottare per rimuovere un pontefice scomodo, è lecito uccidere civili d’intralcio alle campagne anti-immigratorie, è lecito costruire muri alle frontiere, è lecito distruggere una intera città a suon di bombe per investimenti immobiliari, è lecito beffarsi della società civile che vuole essere cittadinanza attiva e non suddita.
Ma la storia è ciclica, ed è già successo.
Ed è anche successo che un manipolo di uomini e donne, in un piccolo stato dell’America del Sud avesse la meglio sul Golia onnivoro che, mentre brandiva l’autodeterminazione dei popoli come principio, ne soffocava (e ne soffoca) l’esercizio concreto.
Attendiamo con ansia il nuovo Davide che, ancora una volta, sconfiggerà il sempreverde Golia.
Ma stavolta non con le armi, non è plausibile.
Saranno il desiderio di libertà e la creatività della moltitudine, forze inarrestabili, a rendere insostenibile il dominio dell’Impero, portando a una liberazione sociale, culturale, politica ed economica.
C’è, in un’isola lontana, una favola cubana
Che vorrei tu conoscessi almeno un po’
C’è un’ipotesi migliore, per cui battersi e morire
E non credere a chi dice di no
Perché c’è
C’è un profumo inebriante che dall’Africa alle Ande
Ti racconta di tabacco e caffè
C’è una voce chiara ed argentina, che fu fuoco e medicina
Come adesso è amore e rabbia per me
C’è, tra le nuvole di un sigaro, la voce di uno zingaro
Che un giorno di gennaio gridò
C’è, o almeno credo ci sia stato, un fedelissimo soldato
Che per sempre quella voce cercò
E che diceva
Venceremos adelante
O victoria o muerte
Venceremos adelante
O victoria o muerte
C’è, se vai ben oltre l’apparenza, un’impossibile coerenza
Che vorrei tu ricordassi almeno un po’
C’è una storia che oramai è leggenda, e che potrà sembrarti finta
E invece è l’unica certezza che c’è
C’erano dei porci in una baia, armi contro la miseria
Solo che quel giorno il vento cambiò
C’era un uomo troppo spesso solo, e ora resta solo un viso
Che milioni di bandiere guidò
E che diceva
Venceremos adelante
O victoria o muerte
Venceremos adelante
O victoria o muerte
L’America ci guarda
Non proprio con affetto
Apparentemente placida ci osserva
Eppure io, io sospetto
Che l’America, l’America ha paura
Altrimenti non si spiega come faccia
A vedere in uno stato in miniatura
Questa orribile minaccia
Por esto
Venceremos adelante
O victoria o muerte
Venceremos adelante
O victoria o muerte