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editoriale

Io documenterò

In memoria di Alekos Panagulis

La storia di Alekos Panagulis, o meglio la sua morte, anzi il suo omicidio mascherato da incidente, è l’ennesima conferma di quanto siano pericolose per le lobby del potere, in un regime democratico, la conoscenza e la diffusione di informazioni riservate o ai più sconosciute.

Alekos non venne ucciso per il fallito attentato alla vita del dittatore Papadopoulos, ma la sua condanna a morte venne eseguita quando entrò in possesso, in modo rocambolesco, dei documenti dell’ESA (i servizi segreti ellenici) che provavano i rapporti di collaborazione tra alcuni politici della nuova democrazia ellenica e la Giunta dei colonnelli, il cui regime cadde il 24 luglio del 1974.

“Io documenterò” fu il suo grido di rivolta in democrazia.

Il suo comandamento vuole essere per noi, oggi, un invito incalzante ad esercitare il dovere di conoscere e informare a qualunque livello.

Del resto, il concetto etico di giornalismo di Giuseppe Fava non riguarda solo i giornalisti di professione ma, oggi, è diventato il concetto etico dell’attivismo sociale e civico che non ha altre armi efficaci se non quello di far conoscere la Verità.

A quale scopo? Beh, è lo stesso Fava a risponderci:

Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente all’erta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.
(…) La verità! Dove c’è verità, si può realizzare giustizia e difendere la libertà!

Forza allora, tutti insieme rompiamo gli indugi e avanti sulla strada della Verità.


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