Il 13 dicembre del 2021 si è spento a Roma l’ammiraglio Falco Accame.
Il 24 dicembre 2021 si è spento a Catania il militare Ivano Testaì.
Il primo è morto di morte naturale a 96 anni.
Il secondo è morto a causa di un tumore a 42 anni.
La nostra patria si è impoverita. Nello stesso mese del medesimo anno l’Italia ha perso un militare per un tumore causato da uranio impoverito e un ammiraglio paladino dei soldati vittime dell’uranio impoverito.
L’articolo 87 della Costituzione italiana stabilisce che il presidente della Repubblica ha «il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere».
Come mai nel discorso di fine anno il nostro Presidente non ha dedicato una parola ai morti e i malati da uranio impoverito, servitori fedeli dello Stato che sacrificano la propria vita al proprio dovere?
Forse che tali vite non valgono le onorificenze conferite a Roberto Mancini, Matteo Berrettini, Federica Pellegrini?
Gli sportivi vincenti hanno arricchito il palmares dell’Italia ma i nostri soldati vittime dell’uranio hanno impoverito la nostra patria di coraggio, di passione, di onore.
L’ammiraglio Accame ha difeso fino alla fine dei suoi giorni questi valori.
Io non mi sento italiano per Roberto, Matteo, Federica e Sergio.
Io mi sento italiano per Falco e Ivano.