Ci sono vicende che, al di là delle appartenenze sportive, dovrebbero interessare chiunque abbia a cuore la verità dei fatti. Una di queste riguarda il tifoso juventino rimasto gravemente ferito durante gli scontri avvenuti in occasione del derby di Torino del 24 maggio.
Nelle ore immediatamente successive all’accaduto, il racconto prevalente parlava di scontri tra gruppi ultrà. Una ricostruzione che sembrava offrire una spiegazione immediata a quanto era successo. Con il passare dei giorni, tuttavia, sono emerse altre ipotesi e altre domande. Tra queste, la voce secondo cui il ferimento potrebbe essere stato causato da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo durante le operazioni di ordine pubblico.
Sia chiaro: una voce non è una prova. Un’ipotesi non è una sentenza. Proprio per questo sarebbe necessario che ogni elemento disponibile venisse verificato con rigore, senza pregiudizi e senza timori. Invece, mentre il dibattito avrebbe dovuto approfondirsi, sembra essere calato un silenzio che lascia spazio a dubbi e interrogativi.
Il punto non è stabilire a priori responsabilità che spettano esclusivamente agli accertamenti e alle eventuali indagini. Il punto è pretendere che quei fatti vengano chiariti fino in fondo. Se la ricostruzione iniziale è corretta, lo si dimostri. Se invece esistono elementi che suggeriscono una dinamica diversa, anche quelli devono essere portati alla luce.
In una democrazia matura non dovrebbe esistere alcuna verità intoccabile. Né quando sono coinvolti i tifosi, né quando sono coinvolte le forze dell’ordine. La credibilità delle istituzioni si rafforza attraverso la trasparenza, non attraverso il silenzio. E anche il giornalismo assolve alla propria funzione quando continua a porre domande, soprattutto quando le risposte non sono ancora arrivate.
Per questo oggi non chiediamo condanne preventive e non cerchiamo colpevoli da indicare prima del tempo. Chiediamo qualcosa di molto più semplice e molto più importante: che venga accertata la verità.
Per rispetto del tifoso ferito. Per rispetto della sua famiglia. Per rispetto di tutti coloro che credono nel valore etico della verità dei fatti.
Solo la verità, vi prego.