Ieri, 5 gennaio 2023, si sono celebrati in Piazza San Pietro i solenni funerali di Benedetto XVI.
Nelle stesse ore nel cimitero di Bivona, frazione di Vibo Valentia, venivano commemorate le salme di trentacinque migranti che, durante la traversata del 23 luglio 2016 per approdare sulle coste calabresi, sono stati inghiottiti dalle acque del Mediterraneo trovandovi la morte.
Le loro salme sono state sepolte proprio nel cimitero di Bivona. La metà è senza un nome. Sconosciuti. 17 persone che una madre, una sorella o un figlio stanno ancora cercando, forse ignari del tragico destino capitato ai loro cari.
Nelle stesse ore in cui capi di Stato e di Governo, ministri, cardinali, industriali, nobiluomini e nobildonne, sacerdoti con al seguito i propri fedeli, turisti cattolici di passaggio, cattolici cristiani ortodossi (e non) provenienti da tutto il mondo, operatori di media nazionali ed internazionali, rappresentanti delle maggiori testate di carta stampata, si mobilitavano per poter dire “io c’ero” ai funerali del Papa, uno sparuto gruppo composto da attivisti di Libera ed esponenti di altre associazioni del territorio, oltre a semplici cittadini del luogo, si ritrovava davanti al cimitero di Bivona per un momento di riflessione e di preghiera di fronte alle salme tumulate degli “ultimi” con e senza nome.
Non poteva esserci una sproporzione numerica maggiore: da un lato una moltitudine multiforme tutta impegnata a commemorare (ed osannare) un Papa defunto, uomo tra gli uomini, dall’altra una ristretta cerchia di persone che commemora dei “senza nome”, uomini tra gli uomini, perché non se ne perda la memoria.
Tuttavia, se le Beatitudini del Vangelo non mentono, il Figlio di Dio, Gesù, “nostro” Signore (si spera) per tutti i presenti in Piazza San Pietro, avrebbe preferito Bivona a Roma.
Ad maiora.