Leggi il nostro
Clicca qui
editoriale

L’accomodamento (ir)ragionevole

Con sentenza 1798/2024 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di una famiglia contro il proprio Comune di appartenenza. L’amministrazione locale in questione, senza coinvolgerli, ha deciso di ridurre per ragioni di bilancio le ore settimanali dell’assistenza scolastica (dalle 13 richieste a 7) previste per il figlio sulla base di un Piano educativo individualizzato (Pei). Il Consiglio di Stato ha dunque ritenuto legittimo ridurre l’assistenza scolastica in assenza o carenza di fondi.

Nihil sub sole novum, nulla di nuovo sotto il sole.

La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità del 2006, ratificata in Italia con la legge n. 19 del 2009, ha infatti introdotto il concetto di “accomodamento ragionevole” a significare che gli auspicati adattamenti necessari ed appropriati per assicurare alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di eguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e libertà fondamentali, non devono imporre un onere sproporzionato o eccessivo nella data circostanza o determinato contesto di pertinenza.

Come a dire va bene l’inclusione ma entro certi limiti.

La soluzione “ragionevole” vincola l’onerosità del mezzo o dei mezzi impiegati all’obiettivo: più il diritto della persona con disabilità sarà fondamentale più sarà ammissibile l’innalzamento dell’onerosità del mezzo o dei mezzi impiegati a carico di colui (privato) o dell’ente (pubblico) obbligati a garantirlo.

Si tratta dunque di valutare la proporzionalità tra strumento e scopo, che è il godimento di un diritto, nel caso specifico il diritto di una persona con disabilità e agire di conseguenza.

Il concetto di “accomodamento ragionevole” rende qualunque politica di inclusione settaria ed esclusiva, tutt’altro che inclusiva perché definisce i confini del progetto o dell’intervento individualizzato.

Il PEI (Piano Educativo Individualizzato) è “figlio” del concetto di accomodamento ragionevole.

Oggi occorre superare il concetto di “individualizzato” per virare verso le logiche dell’UDL (Universal Design for Learning) che espande ed eleva la prospettiva di inclusione imponendo ai governi nazionali e alla comunità internazionale delle politiche economiche tali da far fronte ad una problematizzazione collettiva del contesto scolastico e favorire dunque una ricerca di modelli organizzativi e didattici a favore dell’apprendimento e della partecipazione di tutti.

Il PEI va messo nel cassetto a favore di un Piano “collettivo” senza vincoli da accomodamento (ir)ragionevole.


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *