Per far fronte al bullismo e al cyberbullismo dilaganti, tanto si è fatto per reintrodurre l’educazione civica a scuola. Dal settembre 2020 (con la legge 92/2019), a sostituzione dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione, a suo tempo introdotto dal Ministro Gelmini, l’Educazione Civica è apparsa nelle scuole di ogni ordine e grado della Repubblica guadagnandosi lo statuto di materia a tutti gli effetti con tanto di voto in pagella. D’altra parte, non si è ritenuto di dover attribuire l’insegnamento a un docente dedicato, nella convinzione che ogni professore dovesse avere sufficienti competenze di vivere civile e fosse, come per vocazione, deputato a comunicarne i fondamenti.
L’obiettivo è quello di insegnare «la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società» con l’intenzione finale di sviluppare negli studenti «la capacità di agire da cittadini responsabili e di partecipare pienamente e consapevolmente alla vita civica, culturale e sociale della comunità».
Peccato però che, al di fuori della scuola, la società stessa, nelle sue varie articolazioni pubbliche, impedisca la piena e consapevole partecipazione del cittadino al progresso materiale e sociale della comunità di appartenenza.
Vuoi partecipare alla vita politica del tuo comune o regione di domicilio? Chi conosci, quanti voti puoi portare, quanto puoi investire in termini economici? sei disponibile ai compromessi?
Vuoi mettere il tuo talento a disposizione della ricerca universitaria? Quale professore o professoressa conosci? Chi sono i tuoi genitori? sei disponibile a dedicarti anima e corpo alla “causa” per uno stipendio basso e per nulla competitivo rispetto alla media europea?
Vuoi mettere la tua esperienza e le tue capacità a servizio degli altri? Perché lo fai? Cosa ci guadagni? Dove vuoi arrivare? Mimmo Lucano docet…
… e potremmo andare avanti all’infinito.
Per fare in modo che la società in cui viviamo si trasformi in meglio, sia individualmente che comunitariamente, non è sufficiente riformare un comparto “sociale” (per dirla in burocratese); occorre invece riformare “sinergicamente” tutte le articolazioni della vita pubblica per fare in modo che la “spinta” riformista non si esaurisca al di fuori dei confini di un determinato settore sociale (la scuola in questo caso) ma possa alimentarsi, per osmosi, delle “buone prassi” trasversalmente costruite e rinnovatrici degli altri “comparti” di vita civica attiva.
E’ questo il vero senso della definizione di “cittadinanza attiva”!
Ad maiora