Agli inizi degli anni ‘50 il dottor Jonas Salk, statunitense, lavorò intensamente al primo vaccino contro la poliomelite responsabile di migliaia di morti tra i bambini.
Sviluppato e verificato, il vaccino iniziò a fare il suo dovere a partire dal 1955; nel giro di pochi anni la polio rallentò considerevolmente la sua azione killer fino a ricevere il colpo di grazia dalle ricerche del professor Albert Bruce Sabin.
Né l’uno né l’altro vollero mai brevettare il vaccino, rinunciando a lauti guadagni personali, per evitare speculazioni e per far sì che questo fosse a disposizione di tutti.
Il 12 aprile del 1955 un giornalista televisivo chiese a Jonas Salk di chi fosse la proprietà del vaccino contro la poliomielite. E lui rispose: “Beh, della gente direi; non c’è un brevetto. Si può brevettare il sole?”.
Eccoli dunque quelli che sono stati etichettati come vaccini “comunisti”: un bene per l’Uomo e non un bene di mercato.
Circa dieci anni prima, il presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt, nel corso del suo discorso sullo stato dell’Unione pronunciato l’11 gennaio 1944, propose l’istituzione di una seconda carta dei diritti (cosiddetta Second Bill of Rights) necessaria perché, a suo avviso, i diritti politici garantiti dal primo Bill of Rights si erano dimostrati inadeguati ad assicurare in maniera uguale alle persone quella “ricerca della felicità” solennemente proclamata nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America. Il rimedio elaborato da Roosevelt sarebbe stato l’attuazione di una Carta dei diritti economici volta a garantire aspetti come il diritto ad un impiego utile e ben retribuito, al cibo e al vestiario, a disporre di tempo libero, il diritto alla sicurezza sociale, all’educazione e all’assistenza sanitaria, la libertà dai monopoli e dalla concorrenza sleale.
Ma come, gli Stati Uniti comandanti in capo nella folgorante vittoria contro il nazi-fascismo non avevano ancora elaborato garanzie e diritti che i nostri padri costituenti (da sconfitti) hanno inserito nella nostra amata e decantata Costituzione? Ebbene si, è stato così: nei Paesi sconfitti a seguito della seconda guerra mondiale si è potuto ragionare con maggiore avvedutezza e lungimiranza su quello che doveva essere il nuovo “Stato sociale” su cui fondare le embrionali democrazie.
I due episodi così diversi e distanti sia nel tempo che nella natura, sono però accomunati da un principio di fondo che ha una forza dirompente: il bene e la felicità dell’Uomo sono sopra ogni cosa.
Ed oggi? Beh quelle idee non hanno camminato purtroppo sulle gambe di altri uomini (o forse si, ma quegli uomini sono stati pochi e sono morti). Sia nella medicina che nella politica e nell’economia, le speculazioni finanziarie che attanagliano costantemente le società a tutte le latitudini hanno sempre prevalso sull’Uomo; oggi dunque (ma anche ieri e domani) le disuguaglianze sociali, la povertà, l’ingiustizia, la guerra sono fonti di guadagno per pochi (ma non pochissimi) proprio perché qualunque prospettiva di condivisione gratuita di beni e ricchezza è stata aspramente combattuta in modo che ci fosse (e ci sia) sempre qualcuno da sfruttare.
E le Carte Costituzionali allora? Carta straccia? No, le Carte rimangono, i principi in esse proclamati sono sempre validi e sempre lo saranno: ma le persone che devono occuparsi di creare e garantire le condizioni perché quei principi si realizzino e permangano a lungo dove sono?
Negli anno ‘40 e ‘50 un Presidente degli Stati Uniti era pronto per farlo, due grandi medici (di cui uno insignito del Premio Nobel) lo hanno fatto… e oggi?
Chi sono i Roosevelt, i Jonas Salk o gli Albert Bruce Sabin di oggi ? E noi nel nostro piccolo, cosa facciamo perché i principi sacrosanti di libertà, uguaglianza e fraternità (o fratellanza) non restino sui libri di storia o addirittura, sbeffeggiati, su una maglietta (LIBERTÉ Egalité JET PRIVÉ) ?
Ad maiora,
P per Peace